Portierato e vigilanza: una disamina del Tribunale di Milano – Prima Sezione Penale

Interessanti considerazioni sono svolte in una sentenza della Prima Sezione Penale del Tribunale di Milano del 23/02/2018, depositata in Cancelleria il 1° marzo 2018,

In tale sentenza, vengono considerati ed esplicitati gli “elementi di specificità delle attività di portierato e di vigilanza privata”, individuati attraverso l’analisi “della normativa secondaria, della giurisprudenza, delle Circolari ministeriali e dei provvedimenti prefettizi…”, ma anche delle previsioni dei rispettivi CC.CC.LL.NN. di categoria o settore.

Le conclusioni cui perviene il Tribunale risultano estremamente interessanti, in quanto individuano le prestazioni che possono essere svolte pacificamente dalle società di portierato e di global service, senza alcuna autorizzazione ex art. 134 T.U.L.P.S. Tra queste rientrano, ad esempio:

  • il controllo delle infrastrutture di servizio, della chiusura delle porte e delle finestre, dei quadri elettrici delle attrezzature elettroniche;
  • la registrazione dei visitatori, il controllo e nell’ispezione degli accessi;
  • il monitoraggio dell’impianto di allarme antintrusione e l’obbligo, in caso di allarme, di dame immediata notizia al servizio tecnico ed ai soggetti individuati dal proprietario dell’immobile o dall’amministrazione per i necessari interventi;
  • verificare che nessuna persona sconosciuta entri nello stabile senza dichiarare dove è diretta;
  • ispezionare, dopo la chiusura del portone, i cancelli, ogni altra porta di accesso ed i locali;
  • svolgere uno specifico lavoro di prevenzione ed eventuale intervento antincendio, antiallagamento, fughe di gas.

Tali attività non rientrano nell’ambito delle attività di vigilanza e/o custodia a tutela dell’ordine pubblico, rappresentando, invece, una normale tutela della proprietà privata e della funzionalità di aziende o complessi operativi, trattandosi di tipici servizi di portierato e di guardianaggioSi tratta, pertanto, di attività di vigilanza meramente passiva dell’immobile custodito”.

La stessa sentenza, inoltre, precisa che l’attività di vigilanza privata “consiste nell’esercizio di poteri di intervento diretto per la difesa dell’immobile e, per tale ragione, richiede l’autorizzazione prefettizia” e che tra i “servizi che sono riservati esclusivamente ai soggetti muniti dell’autorizzazione ex art. 134 T.U.L.P.S.” rientrano:

  • la custodia dei cantieri istallati per la realizzazione di opere pubbliche;
  • i servizi di vigilanza con unità cinofile (nella sentenza è erroneamente indicati “cinefile” – n.d.r.);
  • i servizi di teleallarme;
  • i servizi di telesoccorso;
  • i servizi di vigilanza di depositi di esplosivi;
  • i servizi di vigilanza sui mezzi di trasporto pubblico;
  • i servizi di vigilanza fissa (piantonamento diurno e/o notturno ad un obiettivo) e quelli di vigilanza ispettiva (ispezione esterna e/o interna diurna e/o notturna ad uno o più obiettivi sensibili);
  • i servizi di vigilanza non armata, diretta sistematicamente alla segnalazione via radio alle Forze dell’ordine, a mezzo di ricetrasmittenti, di reati contro il patrimonio mobiliare e immobiliare.

In sostanza, “è possibile stabilire che le attività di portierato e di vigilanza privata sono accomunate dal fatto che “in entrambi i casi viene svolta un’attività di vigilanza ma ciò che contraddistingue le due attività è la natura di tale vigilanza: laddove la stessa è affiancata ad altre mansioni ed ha natura esclusivamente passiva, l’attività andrà configurata come portierato, laddove la stessa è invece attiva e attinente unicamente alla salvaguardia di beni mobili ed immobili dalle aggressioni dei terzi, l’attività andrà qualificata come vigilanza autorizzata”.

Scarica la sentenza   (pdf – 130 kb)

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