Un amaro commento sulla tragedia di Corinaldo

Diversi eventi accaduti in questo sfortunato anno 2018 hanno causato lutti e perdite rilevanti.

Per i professionisti della sicurezza, che operano con competenza e diligenza in tutti i campi ove sono impegnati, è comune la riflessione che sempre si fa quando accadono questi eventi: si sarebbe potuto evitare o almeno ridurne le conseguenze?

La risposta, generalmente, è sempre la stessa: “SI”, se si fosse operato secondo leggi e regole.

Questa comune riflessione ci sprona ancora una volta a dare il nostro contributo sociale, in particolare evidenziando in tutte le sedi più opportune questi messaggi, che essenzialmente risiedono anche nella mission di A.I.PRO.S.:

  1. Le leggi e regole non sono un limite alla libertà del singolo ma rappresentano per la sicurezza l’esempio di comportamento idoneo a ridurre i rischi;
  2. Ogni singolo individuo è destinatario del livello di sicurezza relativo al contesto in cui si trova e questo deve trovare un maggior livello di consapevolezza sia nell’ottica passiva del “diritto di avere” sia nello stimolo a “pretendere e denunciare”;
  3. Ai giorni nostri la sicurezza, e per contrapposizione i rischi, sono insiti in contesti sempre più diffusi e non ancora tutti ben noti e quindi è necessario sviluppare particolari ed innovative conoscenze e competenze per assicurare un adeguato livello di prevenzione e protezione totale. A ciò consegue che il professionista della sicurezza non può autoreferenziarsi, ma deve appartenere ad un ruolo professionale specifico con adeguati e continui momenti di formazione e aggiornamento.

I punti sinteticamente elencati possono sembrare pura teoria ma trovano conferma reale negli episodi dell’anno che sta finendo ed in particolare proprio sull’ultimo in provincia di Ancona, dove hanno perso la vita sia giovanissimi che adulti e che quindi già testimonia che gli incidenti non sono legati alla capacità di reazione del singolo ma sono solo causati dal contesto.

Nel primo punto viene evidenziato l’atteggiamento verso le Leggi, come possibile fonte di rischio: nel caso in esame a fronte di un vincolo di massimo affollamento valutato da tecnici competenti per la situazione del locale, qualcuno ha scelto di ignorarlo probabilmente per maggior profitto. Il risultato emerso è drammatico e disastroso sia per le vittime con le loro famiglie che per i titolari. E’ assai probabile che se nel locale ci fossero stati un numero di presenti rispondente ai requisiti di massimo affollamento per poter defluire con sicurezza attraverso i varchi calcolati secondo norma, non si sarebbero avute – o sarebbero state più contenute – le dolorose conseguenze che sappiamo.

Se questo può  sembrare ovvio  non è ancora comune il senso del secondo punto: se i presenti, anche adulti, avessero avuto una propria consapevolezza di “diritto alla sicurezza” ed avessero per esempio controllato tutte le porte di emergenza e la loro fruibilità una volta dentro il locale oppure il livello di affollamento e presenza di alcolici e nel timore di rischio avessero informato le forze dell’ordine, si sarebbe evitato il peggio e dato un esempio agli organizzatori che violare i limiti per maggior profitto non avrebbe avuto altro esito che conseguenze negative/sospensione dell’evento.

Da questa riflessione nasce il terzo punto: ma chi è oggi effettivamente in grado di valutare la sicurezza? Oggi non si è più sicuri neanche in casa propria (ad esempio: per intrusione di malintenzionati, o per danni conseguenti da scoppi di caldaie termiche anche di altri condomini, o per reati informatici se usiamo il nostro PC).

Quest’ultima considerazione porta ad un unico suggerimento: occorre avviare una metodica e generale formazione sulla sicurezza del terzo millennio che abbia come destinatari i bambini nei primi anni di età, per poi passare agli adolescenti in tutti i percorsi scolastici, fino ad arrivare agli adulti ed anziani. La consapevolezza del “diritto alla sicurezza” non può più essere lasciata al singolo ma deve essere sostenuta da adeguata formazione.

Raramente i media (radio, TV, carta stampata) in tutti i loro molteplici canali trattano della formazione in sicurezza. Quando il fatto è già accaduto, ed il danno è irreparabile, come in questa ed in altre precedenti occasioni, si ricorre alla informazione, ma unicamente come dovere di cronaca, non certo per gli aspetti formativi o propositivi.  E’ noto che i contenuti erogati dai media hanno forte penetrazione negli utenti e quindi non possiamo che auspicare una maggiore presenza di tali contenuti per la più  vasta platea di cittadini.

Da quanto premesso segue la consapevolezza del ruolo attivo che può avere la competenza dei “professionisti” per favorire una concreta crescita e radicalizzazione della cultura della sicurezza in tutta la  cittadinanza , anche attraverso le pubbliche istituzioni.

Massimo Marrocco
Presidente A.I.PRO.S.

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