Verità e bugie sul Coronavirus (COVID-19)

Nel mio ruolo di professionista della sicurezza e di vicepresidente vicario dell’Associazione Italiana dei Professionisti della Sicurezza (A.I.PRO.S.), essendo per altro coinvolto in prima persona, in quanto residente nella provincia in cui in questi giorni si è manifestata in maniera violenta, quanto rapida, la presenza del COVID-19, non posso esimermi dal manifestare il mio sconcerto nel vedere l’atteggiamento con il quale i nostri politici e le nostre istituzioni preposte alla sanità pubblica hanno affrontato, fin dall’inizio, questa emergenza sanitaria, cercando di tranquillizzare la comunità e provocando quindi un’azione di abbassamento della consapevolezza del rischio corso da ognuno.  

Ci avevano assicurato che nel nostro paese il contagio sarebbe stato improbabile in quanto chiunque fosse arrivato dalla Cina, luogo in cui si è sviluppato e diffuso il virus, sarebbe stato attentamente controllato, mediante il monitoraggio della temperatura corporea, all’arrivo negli aeroporti nazionali.

Peccato che non ci hanno informato subito sul fatto che il contagio può avvenire anche senza sintomi e quindi senza febbre e che dalla Cina non arrivano solo voli diretti ma anche, e molti, con scali intermedi.

Le notizie comunicate nei giorni precedenti, da giornali e televisione, erano tutte volte a farci credere che il virus da noi difficilmente sarebbe riuscito ad arrivare e che comunque tutto era sotto controllo.

Non si capisce per quale motivo si pensava che l’Italia potesse essere risparmiata. Questo, perché i virus non aspettano e si comportano come la famosa “catena di Sant’Antonio” da 1 ad infinito e l’efficacia delle misure di quarantena è legata all’immediatezza della risposta di isolamento precauzionale.

             Michele Messina

Alcuni degli attuali portatori del virus ricoverati in gravi condizioni, sono arrivati in Italia da oltre un mese e quindi hanno potuto circolare liberamente e avere contatti con decine e decine di persone ed ora si scopre che non avrebbero subito alcun serio controllo sanitario e siamo arrivati a ben 16 contagi in un sol giorno, con i primi decessi, per un totale di circa 60 casi, dati allarmanti che pongono il nostro paese al primo posto tra quelli occidentali, dopo Cina, Giappone e Corea del Sud.

Al contrario, sarebbe stato utile, per evitare che l’epidemia da COVID-19si diffondesse anche nel nostro paese,prevedere una grande assunzione di responsabilità collettiva e il rigoroso rispetto delle regole da parte di tutti i cittadini, predisponendo anche rigide misure di controllo.

Nei giorni scorsi, dovendomi sottoporre ad alcuni esami clinici presso l’ospedale della mia città, ho potuto rilevare quanta poca attenzione medici e infermieri abbiano posto al problema del nuovo virus e, dal punto di vista organizzativo, ho potuto notare che nulla era stato ancora fatto per creare appositi reparti protetti e segregati rispetto agli altri che potessero consentire il ricovero delle persone contagiate, che oggi stanno arrivando in gran numero dalle zone colpite.

Quanto accaduto nelle cittadine del lodigiano dove si sono verificati i primi casi di contagio, si poteva ampiamente prevedere e quindi alla luce dell’esperienza fatta nelle città della Cina fortemente colpite dal virus, si sarebbe dovuto intervenire per tempo e attrezzare rapidamente in ogni regione appositi centri in grado di ospitare le eventuali persone contagiate.

Come sempre avviene nel nostro paese, si cerca di chiudere le stalle quando ormai i buoi sono scappati.

L’emergenza è ora imperativa. Non poco è il panico che si registra nelle zone colpite dal contagio ed è consigliabile rimanere in casa e uscire soltanto se è indispensabile evitando i luoghi affollati come ristoranti e bar.

Ma cosa succederà alle tantissime persone che potrebbero aver contratto il virus e che senza alcun sintomo potrebbero averlo portato ovunque nei loro spostamenti e contatti con le altre persone? Troppo presto per dirlo. Dobbiamo attendere ancora qualche giorno.

I Responsabili sanitari della Regione Lombardia hanno stabilito che venga attuata la quarantena obbligatoria nelle zone colpite, ma quanti sono disposti ad osservarla? E quali controlli vengono messi in atto per fare rispettare tale disposizione. Al momento non è dato sapere.

Tutto ciò si sarebbe potuto evitare se soltanto si fosse detto fin dall’inizio con chiarezza il livello di gravità che questo nuovo virus, una sorta di peste del terzo millennio, avrebbe comportato per l’essere umano fornendo indicazioni precise sulle modalità e sui comportamenti da tenere per evitare il contagio, responsabilizzando maggiormente i singoli cittadini e invitandoli a valutare con la dovuta attenzione i rischi che la diffusione di questo virus avrebbero comportato per l’umanità.

Per fortuna il nostro Paese, tra quelli occidentali, dispone di un sistema sanitario pubblico che funziona e di questo dobbiamo essere orgogliosi e consapevoli.

Però dobbiamo fare anche altro: dobbiamo fare il più grosso sforzo della nostra Storia responsabilizzando i cittadini.

Il problema vero di questa malattia è infatti che si possano infettare tantissime persone contemporaneamente, con la conseguenza che si potrebbero bloccare i servizi e gli ospedali. Si darebbe un colpo mortale alla produttività del Paese, già in recessione.

Si tratta di una vera emergenza sanitaria che non riguarda soltanto noi come singoli individui ma l’intera comunità e quindi il Sistema Paese.

Michele Messina, Vice Presidente Vicario di A.I.PRO.S.